nicko mcbrain

Da più parti l’abbandono di Nicko McBrain ha suscitato stupore, dolore, tristezza. Io dico, meno male che ha lasciato. Meno male perché dopo tutti i problemi di salute che lo hanno coinvolto, non avrebbe certo proseguire. Meno male perché, a 72 anni, 72, reggere un intero tour non deve essere facile. Se non lo è per gli altri musicisti, ancor peggio è per un batterista. Meno male perché ha dato tutto quello che doveva e poteva e anche di più.

Meno male perché il tempo passa per tutti e conoscere i propri limiti è fondamentale. Da dove quindi la tristezza? Umanamente non si può essere tristi per un uomo che pensa prima alla propria salute. Artisticamente neppure. A 72 anni, cosa potrebbe ancora dare alla musica? Sembra un discorso cinico, ma non lo è. Oggettivamente, cosa avrebbe mai potuto aggiungere al mondo Maiden? Poco o nulla. Non foss’altro che per sopraggiunti limiti fisici anche se non avesse avuto problemi di salute.

Oggi la musica va in altre direzioni. Lui sarebbe stato il vessillo imperituro dei nostalgici. Dal mio punto di vista la tristezza e il dispiacere arrivano da un mero discorso egoistico da parte di chi lo segue. Non si deve ritirare perché io voglio ancora ascoltare la sua musica. Deve rimanere in attività fino alla morte perché se lui smette devo ammettere che il tempo è passato e passa anche per me. Devo fare i conti con quello che sono adesso. Non deve smettere perché vorrebbe dire che è finita la mia giovinezza.

Si sono persi per sempre i miei vent’anni. Ma i vent’anni si sono persi da un pezzo. Cercare di tenerli in vita in maniera artificiale non porta da nessuna parte. Anzi. Ci fa perdere ciò che di buono c’è anche oggi. Aggrapparsi con le unghie e con i denti a ciò che è stato non fermerà il tempo. La vita scorrerà lo stesso. E mentre noi siamo ancorati ad un tempo che non c’è più accanto passerà ottima musica che non riusciremo ad ascoltare.

Posso capire il dispiacere per dipartite premature di artisti che oggettivamente avrebbero potuto dare ancora molto. Per chi ha deciso di farla finita nonostante tutto. Il dolore del vuoto lasciato. Non capisco tanto rumore per un meritato pensionamento. Un esempio ed una strada che dovrebbero prendere anche gli altri elementi della band. E non solo di questa. Avete fatto la storia, questo nessuno lo può cancellare, ma adesso siete altro. ‘Ma così toglieresti la possibilità alle nuove generazioni di vedere dal vivo un pezzo fondamentale del metal!’.

No, si eviterebbe solo ai giovani di assistere allo spettacolo patetico di vedere live una tribute band. Inutile girarci attorno, per moltissimi gruppi storici la musica non è più espressione di se stessi. È diventato solo un lavoro. Un modo per guadagnarsi da vivere. Campano dei fasti una volta. Sull’onda lunghissima di ciò che sono stati. Le nuove generazioni cosa potranno mai apprezzare di un manipolo di pensionati che cerca di suonare come se gli anni non fossero trascorsi? Con quali occhi vedrebbero questo spettacolo?

Con uno sguardo di ammirazione o, piuttosto, di compassione e simpatia? I giovani sono abituati ad altro. Come lo eravamo noi quando avevamo vent’anni. Ai nostri tempi giudicavamo la musica dei nostri genitori vecchia e mai ci saremmo sognati di andare a vedere un concerto dei loro beniamini. Lo avremmo fatto per accontentarli. Ma non saremmo mai riusciti ad apprezzarli a dovere. Perché per i giovani d’oggi dovrebbe essere diverso? Solo perché, questa volta, i beniamini sono i nostri? Non credo sia un discorso che possa reggere.

A vederla oggettivamente, noi ancora ascoltiamo dischi di 30, 40 anni fa. È tantissimo tempo. Troppe cose sono cambiate perché si possa pretendere che le nuove leve possano capire quella musica. Per noi sono note ancora validissime. Per loro possono essere semplicemente noiose. A Nick McBrain possiamo solo fare i nostri migliori auguri, ringraziarlo per quanto fatto per noi e per la storia della musica. Non possiamo impedire che il tempo passi. Possiamo solo godere di ciò che ci ha lasciato.

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